Letture spirituali consigliate? 3 testi imperdibili

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Scegliere oggi un valido testo che tratti di spiritualità – intesa nei suoi significati di ricerca, analisi nonché disciplina e sacrificio che porta allo sviluppo e all’evoluzione dell’essere – risulta un’impresa ardua. L’avvento della New Age piuttosto che il fenomeno per cui tutto quello che è “concedersi del tempo e fare attività per noi stesse” è spirituale, ha riempito gli scaffali della sezione “Spiritualità” delle librerie di manuali self help all’acqua di rose.

La realtà, però, è ben altra cosa: ecco qui dunque tre testi imprescindibili per chiunque voglia capire cosa significhi veramente essere sul sentiero spirituale.

1. Autobiografia di uno Yogi, Paramahansa Yogananda
Un classico della letteratura yogica, laddove Yoga è intenso non come l’attività fisica che cura il mal di schiena e rassoda le chiappe ma come Unione del terreno con il divino, dell’Io con il Sè Universale. Un capolavoro spirituale che pare inizialmente un romanzo ambientato nell’India delle fiabe, tra santi che lievitano e tigri inferocite e che lentamente si sviluppa regalando insegnamenti di rara bellezza e  incommensurabili profondità. Un viaggio di realizzazione interiore attraverso gioie inspiegabili e duri sacrifici. Un libro che fa cambiare il modo in cui guardiamo alla vita, che ci insegna come le difficoltà siano parte fondamentale della nostra esistenza e che, come tali, dovrebbero essere accettate e affrontate fluendo, con la certezza che non siamo soli né abbandonati ma che siamo parte di un piano molto più grande. Da rileggere più volte.

 

2. “La Bhagavad Gita”, nell’edizione de “L’essenza della Bhagavad Gita, commentata da Yogananda nei ricordi di Kriyananda”
Contenuta nel Mahabharata, il più grande poema epico della tradizione indiana (siamo nel 400 a.C. circa) la Bhagavad Gita,”il Canto del Beato”, è considerata il testo sacro per eccellenza della tradizione spirituale induista. Il cuore della storia è il dialogo iniziatico in cui Krisnha, che impersonifica il Divino in forma umana, svela ad Arjuna, condottiero e prototipo dell’eroe, la conoscenza trascendentale capace di risolvere tutti i misteri dell’Essere. La Gita si apre su un campo di battaglia: Arjuna – costretto a combattere contro i suoi cugini – è preso da un sentimento altalenante di esitazione, disperazione e sconforto. Incapace di condurre le sue truppe allo scontro, Arjuna chiede aiuto a Krishna, che utilizzando come metafora l’evento che stanno per vivere, illustra il significato più profondo della vita. Piena zeppa di quelli che gli inglesi definirebbero “aha moments!”, passi illuminanti, la Gita ha l’incredibile capacità di mostrarci la strada che porta alla liberazione dall’ignoranza a cui un’esistenza materiale ci ha costretti. Eh, il grande potere dei classici.

3. “Le fatiche di Ercole”, di Alice Bailey
Ovvero, la lunga strada dell’autorealizzazione.
Il viaggio iniziatico del mitico Ercole e le sue dodici fatiche rappresentano il cammino che il praticante compie per liberarsi dalla sofferenza terrena, passando dall’ignoranza alla saggezza, dalla dipendenza al non attaccamento, dal desiderio materiale alla realizzazione spirituale. Seguiamo il nostro eroe mentre percorre lo zodiaco (eh sì, si utilizza la simbologia dei 12 segni) partendo dall’Ariete, segno dell’inizio, procedendo in senso antiorario, fino ai Pesci, segno della morte e del compimento. Ogni  segno rappresenta l’energia in cui la coscienza universale si esprime in forma concreta, dando a Ercole la possibilità, una volta carpita l’essenza, di interiorizzarla e usarla come strumento per affrontare le sue fatiche. Una guida che ci mostra cosa possiamo fare e cosa possiamo essere se troviamo la forza di riallinearci ed essere uno con la nostra Anima. 

Pesantini? Su, almeno per qualche mesetto sei a posto.
D’altronde, chi ha mai detto che essere spirituali sia semplice? 😉

Stay blessed,

R.

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