Come le abitudini influenzano la nostra vita (e il nostro lavoro)

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Siamo i prodotti delle nostre stesse abitudini. A volte, ne siamo schiavi.

Mentre sei seduta qui a leggere questo articolo, il mondo attorno e dentro te cambia. Ogni secondo muoiono nel tuo corpo milioni di cellule e altrettante si rigenerano.Vecchi schemi di vita si interrompono, passate strutture mentali evolvono velocemente così come i tuoi pensieri.

Ripetere inconsapevolmente vecchie azioni solo perché è abitudine è la cosa più deleteria che possiamo fare. Pone dei limiti alla nostra evoluzione, plasma il nostro nuovo Io sullo standard di un vecchio contenitore, ci impedisce di manifestare nuovi modi di essere.

Anche l’abitudine è energia e il suo seme è molto più antico di quanto tu possa credere: non solo lo piantiamo in seguito a situazioni di vita o difficoltà che abbiamo provato in prima persona ma ci è trasmesso da legami familiari, generazionali. Pensa, banalmente, a come prendi il caffè: magari con due gocce di latte di capra perché l’hai visto fare a tua nonna quando eri piccola. Lo stesso, più potentemente, avviene con i pensieri e i comportamenti. Essenzialmente, l’energia dell’abitudine altera le nostre percezioni e ci complica la vita.

Quella che sei oggi non solo è diversa da quella che eri 5 anni fa, ma anche dalla te stessa di ieri.

Lo so, è un pensiero che può spaventare così come può essere immensamente liberatorio. Quindi, affinché ti risuoni meglio il secondo, stasera, prima di coricarti, prenditi 5 minuti e inizia a lasciar andare tutto il “no sense” che riempie il tuo tempo ogni giorno.

  1. Prova a portare un attimo di consapevolezza alla tua giornata e fanne una piccola revisione, pensando a tutte le minuscole abitudini che porti avanti: a ciò che fai e a come lo fai, a cosa leggi, cosa guardi, con chi parli, chi non ascolti, a dove metti questo o quello. Lo fai perché necessario o perché ne sei abituata? Infine scava più a fondo e pensa a cosa desideri: renditi conto della natura abitudinaria del tuo desiderio.
  2. Ok, ora fai una lista veloce di quanto hai realizzato: da un lato elenca ciò che ti piace e reputi ancora in linea con la tua persona, dall’altro tutto quello che stona con il “vestito” che indossi oggi (ricorda che il tuo ego ama terribilmente questa categoria perché ti fa credere di essere quel tipo di persona che fa quel tipo di cose, quando la realtà è che sei già in cambiamento e puoi essere chi vuoi quando vuoi. O quasi.)
  3. Ora interrogati: sei pronta a liberarti del vecchio e far spazio al nuovo? (Se si, continua a leggere. Se no, torna qui.) Non procrastinare, inizia subito. Per ciascuna abitudine che non ti piace chiediti: “cosa vorrei diventasse una nuova abitudine per me? Quale azione mi avvicinerebbe di più alla persona che voglio diventare?”
  4.  Ripeti questa piccola azione finché un giorno, arrivando a sera, ti accorgerai che è arrivato il momento di lasciar andare anche quella.

Ora mi rivolgo a te, che lavori in proprio e che non hai minimamente pensato che tutto quanto detto sopra si rivolgesse in particolare alla tua attività lavorativa. Il modo in cui organizzi la tua giornata lavorativa, il tono che usi nella tua comunicazione, l’atteggiamento che hai verso i tuoi clienti non possono essere statici o fermi a quello di pochi anni fa. Nel lavoro esiste una disciplina e abitudini in continuo mutamento. Evolvi tu, evolve il mercato, evolve il tuo business che, come te, ha un suo campo elettromagnetico e una sua energia, che viene profondamente influenzata dalla tua (te ne parlerò più avanti, pian piano saliamo a livelli pro…). Ora, rigira le domande qui sopra prendendo in considerazione il tuo lavoro, datti una mossa e stai a vedere il cambiamento.

Ps. L’impermanenza della vita e di tutto quello che la caratterizza è palese, specialmente in questo periodo dell’anno: ti basta osservare fuori dalla finestra gli alberi in fiore. Visto che l’hanami è entrato nell’immaginario comune italiano, ti lascio con un haiku a tema a me molto caro:

Tornando a vederli
i fiori di ciliegio, la sera,
sono diventati frutti”
Yosa Buson

Stay Blessed,
R.

 

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