Self Care, Self Love e Consapevolezza

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Qualche anno fa il boom: esplodono gli hashtag, su Instagram le vasche da bagno si riempiono gli cristalli, sali, oli essenziali, petali e candele.
Selfie con green smoothie, day off, maschere fai da te, il tutto in nome del Self Care e del Self Love.
E’ tutto qui?
E’ così facile amare se stessi e prendersi cura di se stessi?
Magari. Certo, è un ottimo inizio ma magari fosse solo questo.

La peggior conseguenza del movimento Self è stata e continua a essere quella di autoconvincersi che questo basti.
Che prendere del tempo per sé, per ricentrarsi, per vedersi e prendersi cura della propria persona e del proprio essere sia sufficiente a uscire da certe situazioni, a sanare certi comportamenti, a lasciare andare determinate tossicità.

Il punto è che tutti questi rituali mancano di efficacia se alla base non c’è un riconoscimento: quello dei nostri limiti.
Stavolta non intendo i sani limiti che poniamo a protezione della nostra salute psicofisica, per identificare bene fin dove gli altri possono arrivare e fin dove, invece, possiamo spingerci noi.

Intendo l’essere consapevoli di cosa noi, da soli, non possiamo fare.

C’è una grande differenza tra Self Love, Amor proprio, e Self Care, la cura personale

Quando parliamo di Amor proprio, dobbiamo sapere che si tratta di un processo e non di un atto limitato nel tempo.
Amare se stessi, iniziare a sviluppare compassione e gentilezza verso chi siamo, cosa abbiamo vissuto, dove siamo arrivati e dove vorremmo andare, è un percorso di vita che, una volta intrapreso, può essere tutto tranne che piacevole e i cui risultati sono visibili sì, a lungo termine.
Il Self Love ci chiede di non demordere, di appoggiare noi stessi, di stare con noi stessi anche nei momenti in cui la vasca con le candele è sostituita da un fiume di lacrime.

La cura personale è, invece, fatta di quei piccoli dettagli che rendono più piacevole l’esperienza del processo di Amor proprio.
E’ la consapevolezza che, se voglio uscirne viv*, io posso e sono in grado di regalarmi dolcezza, presenza e abbondanza perché non solo merito, ma valgo tempo ed energia.

C’è, però, un altro livello ancora che richiede maggior consapevolezza e umiltà ed è quello del chiedere aiuto.
E’ un livello che arriva dalla conoscenza, pura e sincera, di ciò che possiamo fare, del fin dove possiamo arrivare.
Quando intrapreso il cammino del Self Love e fatti tutti i riti di Self Care possibili, non ne veniamo a capo, quello che possiamo fare è proteggerci attivamente affidandoci a un professionista.
Psicologi, psicoanalisti, coach, mentori, pranic energy healer sono solo alcune delle figure che hanno deciso di mettersi al servizio e sono, siamo, pronti a tendere una mano ma quella richiesta non è una forzatura: deve arrivare dalla persona affinché il percorso dia l’esito desiderato. Basta chiedere.

Quando tutto ciò che facciamo ancor non ci porta via dal pensiero ossessivo, dalla pesantezza interna, dal buio, abbiamo bisogno di un occhio esterno che faciliti lo spazio e ci aiuti a fare quel click, quel cambio di prospettiva che non aspetta altro che essere visto.

Come fare a sapere se siamo arrivat* lì? Con l’osservazione gentile del nostro essere.

Ti lascio a seguire dei prompt per fare chiarezza e semplificare la tua esperienza esterna:

– Che progressi ho fatto da quando ho iniziato a osservarmi?
– Dove non riesco ancora a sbloccare o a sentirmi meglio?
– Cosa mi servirebbe ora per progredire?
– Cosa vuole insegnarmi questa esperienza?

Sono prompt potenti che faranno luce su queste zone d’ombra che, ricorda, sono pronte per essere illuminate.

 

 

 

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